L'uomo di domani

Author:  Domenico Stigliani | CEO

Qual è da sempre il sogno più recondito di ogni essere umano?  

L’immortalità

La capacità di lasciare una traccia eterna del proprio passaggio, la negazione dell’effimero: la permanenza, l’essereFin dagli albori, l’umanità rincorre il sogno durevole di una vita senza fine. E se, ad oggi, l’idea di un corpo che si rigenera o che sostituisce le parti fragili è sempre più percorribile, ciò che ci avvicina alla vita infinita è la possibilità di diventare macchine coscienti.

Come? Grazie all’uploading della mente, ovvero il trasferimento della mente – della nostra coscienza – da un cervello biologico a un computer.

Già nel 1988, lo scienziato canadese e noto futurologo Hans Moravec, nel libro Mind Children, immagina il mind uploading come il trasferimento, strato dopo strato, del cervello in una simulazione digitalizzata, aprendo la strada all’ibridazione cibernetica dell’uomo, ovvero alla compenetrazione simbiotica dell’uomo e la macchina. “Così, quando le macchine avranno raggiunto un livello di complessità paragonabile a quello dell’uomo, si potrà pensare di trasferire il contenuto di un cervello all’interno di un hardware, rendendo il costrutto di tale individuo immortale”. 

 

Negli anni, le teorie legate all’uploading della mente hanno preso sempre più piede. Tuttavia, la chiave per rendere possibile questo passo  resta la conoscenza chiara dei meandri del cervello umano. Della miriade di complesse, intricate e infinitesimali connessioni neuronali che caratterizzano ciò che siamo. E se da lungo tempo si studia come mapparle, i risultati noti sono ancora parziali ma lasciano intravedere in modo sempre più nitido quelli che saranno gli scenari futuri. 

 

In particolare, nel 2005 a parlare per la prima volta di Connettomica sono gli scienziati Olaf Sporns della Indiana University e Patric Hagmann della Lausanne University Hospital che, in modo indipendente tra loro, e allo stesso tempo analogo, introducono il termine Connettoma per indicare la mappatura delle connessioni neuronali. Nell’articolo scientifico The human connectome: A structural description of the human brain, pubblicato a settembre 2005 su PLoS Computational Biology, Sporns et al. esplicitano il significato del neologismo e l’impulso scientifico che deriverà proprio dallo studio del connettoma. “Per comprendere la funzione di un network occorre conoscere i suoi elementi e le interconnessioni. Lo scopo di questo articolo è discutere le strategie di ricerca mirate alla descrizione strutturale della rete di elementi e delle connessioni che formano il cervello umano. Noi proponiamo di chiamare questi dati il “connettoma” umano e pensiamo che ciò sia fondamentalmente importante nella neuroscienza cognitiva e nella neuropsicologia. Il connettoma incrementerà in maniera significativa la nostra comprensione su come emergono gli stati cerebrali funzionali dal loro substrato sottostante, e fornirà nuovi insight sulle funzionalità cerebrali in caso di lesioni della sua struttura”. 

 

Per il lancio di un progetto di ricerca dedicato, tuttavia, occorrerà attendere il 2009, con la nascita dello Human Connectome Project, di durata quinquennale e promosso da sedici componenti della National Institutes of Health statunitense.

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Negli anni, la ricerca nel campo della Connettomica, così come lo studio del cervello umano, hanno portato a sorprendenti evoluzioni e inimmaginabili traguardi. In ultimo, la recente conquista raggiunta da Google in collaborazione con il team FlyEM del Janelia Research Campus in Virginia. Gli scienziati hanno elaborato un modello 3D ad alta risoluzione con 20 milioni di sinapsi che connettono i circa 25.000 neuroni presenti in un quarto del cervello appartenente a una mosca della frutta.

 

Ad oggi, solo il cervello del verme Caenorhabditis elegans è stato riprodotto per intero con questa tecnica. Il risultato, seppur sorprendente e frutto degli studi di due anni, mette in luce la complessità di una possibile applicazione del modello al cervello umano, che conta oltre 86 miliardi di neuroni.

 

Intanto, le ricerche in questo campo proseguono e l’idea di ottenere il connettoma umano alletta la mente di molti. Perché? ”I am my connectoma!”, afferma Sebastian Seung, neuroscienziato computazionale e leader nel campo della Connettomica. Seung e il suo laboratorio al MIT studiano nuove tecnologie per identificare e descrivere il connettoma, la totalità delle connessioni tra i neuroni del cervello. L’ipotesi alla base della ricerca è il fulcro dell’esistenza dell’uomo in quanto tale. “Noi siamo il nostro connettoma” spiega Seung, e le connessioni tra i neuroni sono il luogo nel quale sono immagazzinati i nostri ricordi, le esperienze, le emozioni: la nostra identità

Avere una mappa chiara del nostro cervello aprirebbe dunque le porte a molti scenari. Alcuni prevedibili, come ciò che è stato fatto proprio con Caenorhabditis elegans da OpenWorm, e che ha portato a far sì che un corpo robotico si muovesse seguendo le “istruzioni” del connettoma del verme (scopri di più qui). Altri ancora inimmaginabili, con scenari che valicano il confine etico e destano non poche preoccupazioni, anche nella comunità scientifica, soprattutto quando si parla di creare macchine super intelligenti.

Lo scorso gennaio 2015 il filosofo svedese Nick Bostrom è stato cofirmatario, e tra gli altri anche Stephen Hawking, di una lettera aperta che metteva in guardia sui potenziali pericoli dell’Intelligenza Artificiale. Il ragionamento filosofico alla base vede l’Intelligenza Artificiale come una delle più grandi promesse dell’umanità ma, al tempo stesso, come un rischio. Siamo certi che riusciremo a governare senza problemi una macchina super intelligente dopo che l’avremo realizzata? E una volta raggiunto un livello di intelligenza paragonabile al nostro, cosa accadrà quando basterà un piccolo passo per decollare in modo esponenzialmente, dando origine a super intelligenze che per noi risulteranno rapidamente inarrivabili? E in questo futuro non troppo lontano, che ruolo avranno le macchine-umane rese “vive” dal nostro connettoma?

 

Anche David Orban, advisor & faculty di Singularity University, ha affrontato più volte l’argomento, analizzando il concetto di Singolarità tecnologica, ovvero il momento in cui l’intelligenza artificiale potrebbe prendere il sopravvento. Previsto tra 20-30 anni da oggi, per molti esperti sarà uno dei momenti più promettenti ma anche più pericolosi della storia dell’umanità, figlio dell’accelerazione esponenziale del cambiamento tecnologico e delle evoluzioni che le intelligenze artificiali potrebbero portare, modificando le regole che guidano la nostra conoscenza del mondo.

 

Il futuro della mente umana è, dunque, una sfida ancora aperta: il raggiungimento della vita eterna in una macchina tra rischi, pericoli noti e altri potenzialmente catastrofici, ancora sconosciuti.

Resta solo una domanda. Quando? 

Fonti

L. Tundo Ferente, Etica della vita: le nuove frontiere, Dedalo, 2006.

S. Seung, Connettoma, Codice, 2016.

D. Orban, Singolarità, Hoepli, 2015.

N. Bostrom, Superintelligenza, Bollati Boringhieri, 2018.

TEDx

Biopills.net

www.storiadellamedicina.net

www.lescienze.it

www.punto-informatico.it

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